Fabio Inzani, Presidente di Tecnicaer Engineering, è intervenuto al Convegno Nazionale AIIC di Torino con una riflessione sul nuovo ruolo della progettazione ospedaliera nell’evoluzione della sanità.

Progettare un ospedale oggi, ha spiegato, non significa soltanto rispettare norme e requisiti tecnici: significa entrare davvero dentro ciò che si sta progettando, perché quella struttura dovrà funzionare nella pratica quotidiana. Nella progettazione confluiscono infatti tre grandi input: linee guida, funzioni e aspettative organizzative, a cui si aggiunge il finanziamento, che non sono mai automaticamente coordinati tra loro. Coordinarli in una visione unica e personalizzata è quindi, secondo il Presidente, il vero compito del progettista.

Per questo motivo, oggi è necessario unire l’esperienza del professionista agli strumenti dell’Intelligenza Artificiale, che permettono di studiare in via preventiva molteplici scenari operativi e di valutare già in fase progettuale come potrà funzionare l’ospedale in futuro. A questo lavoro si affianca il contributo di enti terzi come il JCI, che certifica preventivamente, già in fase di progetto, il rispetto delle norme di sicurezza, dei criteri di accreditamento e della buona erogazione delle cure. Tutto questo confluisce nel cosiddetto digital twin, il “gemello digitale” della struttura: uno strumento che consente di simulare, verificare e migliorare il progetto prima ancora della sua realizzazione. Attraverso il digital twin è possibile, ad esempio, ricostruire i flussi reali di lavoro all’interno dell’ospedale e capire se gli spazi sono organizzati in modo efficiente. A tale proposito, Fabio Inzani ha citato il caso di alcuni policlinici italiani, in cui le distanze tra i reparti costringono il personale medico a spostamenti interni che, in alcuni casi, arrivano ad assorbire fino al 20-25% del tempo a disposizione: tempo prezioso sottratto alla cura dei pazienti. È proprio questo genere di dato, se inserito già nella fase di progettazione di un nuovo ospedale, a permettere di capire se la struttura è pensata bene o se può essere migliorata prima ancora di essere realizzata.

L’esempio rende evidente il punto centrale della riflessione: un ospedale non è solo un progetto edilizio, ma soprattutto ciò che accade al suo interno. Per questo servono tutte le simulazioni possibili, per capire come lavorerà la struttura oggi e come dovrà adattarsi domani, con l’arrivo di nuove tecnologie e di patologie sempre più diffuse.

Grazie a questo approccio, ha concluso Fabio Inzani, è stato possibile realizzare in soli due mesi il progetto dell’ospedale di Cosenza, una struttura da 863 posti letto: un risultato che dimostra come la simulazione preventiva degli scenari operativi permetta anche di individuare scelte progettuali dettate dall’abitudine ma non realmente necessarie, liberando così risorse economiche da destinare a un uso più efficace.

 

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